Rapsodia per giganti è un duetto per trampolieri in spazi aperti che affonda le sue radici in tutto quel vasto territorio di suggestioni sottese tra mito e fiaba. Due enormi personaggi d’altri tempi appaiono accompagnati dal rullo dei tamburi … si aprono le danze e come in un antico mazzo di carte le storie si intersecano e si confondono, si dipanano per mescolarsi nuovamente in bilico sulla sottile linea dell’eterno connubio d’amore e morte. Ciò che conduce lo spettatore nel dipanarsi dello spettacolo non sono tanto le singole fabulae, i singoli episodi con i loro inizi e le loro fini, quanto l’atmosfera generale: quella generale aura di possenza e ineffabilità che pervade tutta l’area tra mito e fiaba, di fronte alla quale tutto ciò che è umano sembra irrimediabilmente caduco ed effimero e di una piccolezza disarmante; così, in questo girotondo di ruoli, i personaggi perdono la loro ‘umanità’ per trasformasi in caratteri nei quali convivono gli opposti e le loro negazioni: la struttura narrativa viene abbandonata a favore di un intreccio che si snoda secondo la logica delle associazioni d’immagini.











