8.Ago | 2010

h 19:30 | 

  • Museo etnografico
    Jerzu

31^ SAGRA DEL VINO: Giorni rubati D10, D11

ROSSOLEVANTE

Il punto di partenza nella creazione di questo lavoro è stato il terribile incidente subito da un giovane operaio nostro amico:

Era uno di quegli autunni caldi, che fanno fatica a lasciare strada all’inverno. Era martedì e già pensavo a quello che avrei fatto la domenica. Quella domenica non è mai arrivata e non arriverà mai più. Ora tu fermati e dimmi: sei felice? No, non tra cinque anni, non tra dieci. Adesso, ora – dimmi: tu sei felice?

È qui che comincia la storia di Giammarco M. che una sera di novembre del 2006 – a soli 37 anni – è rimasto schiacciato sotto un cancello di 600 chili che gli ha spezzato la schiena e tolto per sempre la possibilità di camminare.
La storia di Giammarco è la storia di tanti (troppi) altri.
È la storia di chi ha dovuto re imparare tutto, rivedere tutto, riscoprire tutto.
È la storia di una lotta personale che vuole diventare anche una lotta comune, perché si parli di questo problema tremendo, di queste tragedie che ogni giorno colpiscono il mondo del lavoro, come una sorta di guerra sotterranea che nessuno vuol vedere o di cui vuol sentire parlare.

Quanti sono ogni anno i morti sul lavoro?
Quanti sono ogni anno gli invalidi sul lavoro?
Quale tipo di invalidità permanente subiscono?
Quali sono i settori del lavoro più colpiti?
C’è un reale problema di sicurezza che riguarda il mondo del lavoro o è solamente questione di “fatalità”?

Le statistiche parlano chiaro, rilevato che, solo nel 2008:
874.940 (di cui 143.561 stranieri) – sono il numero degli infortuni sul lavoro
1.120 – le morti bianche
29.704 – le malattie professionali denunciate…
Un altro dato scoraggiante: in Europa, i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno almeno il 50% di probabilità in più di rimanere vittima di un infortunio sul lavoro rispetto ai lavoratori con più esperienza.

Ma più chiaro ancora può parlare chi in quelle statistiche c’è stato spinto a forza da una mano invisibile a cui è difficile dare un nome: sfortuna, destino o profitto?

Come cambia la vita, come cambiano gli affetti, le amicizie, l’amore, il sesso?
Come e dove trovare la forza per affrontare questo mutamento quando la domanda che ti assilla ogni giorno è Perché, perché a me? – e non c’è altra risposta se non quella delle oggettive condizione di lavoro a cui sono sottoposti migliaia di operai, il ricatto del lavoro che non c’è, l’incubo della crisi, della disoccupazione, dell’emigrazione, le buste paga che non crescono mai, gli orari massacranti, la sicurezza che spesso non c’è perché influisce del 40% sulle spese di un’impresa. Ad essere sottoposta a critica sferzante dovrebbe essere l’intera organizzazione materiale del lavoro. Non c’è un altro perché. Con Giorni rubati raccontiamo una vicenda personale per arrivare ad abbracciare le innumerevoli storie che ogni giorno si consumano in Italia e nel mondo.

http://www.rossolevante.it/spettacolo.php?id=14

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