6.Ago | 2003

h 23:00 | 

  • Cantina Antichi Poderi
    Jerzu

La favola de Zoza

PAOLO PANARO

La fiaba ricrea il prodigio di un complesso universo, utilizzando pochi elementi. Realizza i massimi risultati con il minimo dispendio di mezzi. Da tempi remoti, attraverso il lento ruminio delle generazioni, continua a offrirci una spiegazione della vita. Le fiabe, nel loro insieme, sono il catalogo dei destini che possono darsi all’uomo: dalla nascita, che è sempre un auspicio o una condanna, alla giovinezza, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto, fino alla conferma dell’individuo come essere umano. La favola de Zoza è un libero adattamento dall’opera di Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti (1634), il più antico libro di favole europee. La sua lingua, un coltissimo, fantasioso, teatrale, spregiudicato napoletano, risponde all’esigenza dell’autore di offrire un sommario di stili che vanno dal campano popolare al repertorio dei comici dell’Arte, fino all’aulico stile di corte.

Il risultato è un vero e proprio delirio barocco; ma anche un arcaico narrare intorno al fuoco, perché il Cunto, è un racconto “de chille che sõleno dire le vecchie pe’ trattenimento de peccerielle”. La sua destinazione era la lettura nelle piccole corti napoletane, dopopranzo, quando le tavole venivano sparecchiate. Allora tra facezie, musiche, balli, giochi, piccole azioni teatrali, il Cunto veniva recitato per intrattenere gli ascoltatori.

liberamente tratto da 'Lo cunto de li cunti' di Giambattista Basile
di e con Paolo Panaro
produzioneDiaghilev

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