9.Ago | 2020

h 17:30 | 

  • Cantina Antichi Poderi
    Jerzu

Sporchi di polvere

Cuori di Panna Smontata - Cada die teatro

“In quanto alla loro vita di giovani, sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. (…)”
Don Milani

Un gruppo di ragazzi, che spesso si coprono il volto, per poter parlare senza farsi riconoscere. Un secchio con dell’acqua, o forse sangue.
Siamo sotto la reggia di Tebe, chiediamo la liberazione di Antigone.
Siamo un battito e siamo alla ricerca di un tempo, di un ritmo e di un luogo in cui stare… di una direzione da prendere.
Siamo polvere e polvere ritorneremo. Ma siamo polvere di stelle, e finiremo sporchi, ma di una polvere arcobaleno. Siamo un coro che si unisce e disunisce, che si distrae, chatta, si fa selfie, onnisciente, maleducato, crudele, pornografico, violento, ignorante, che si commuove… siamo una massa, una pancia, siamo tutto e non contiamo niente, siamo tutto e non siamo niente. Siamo la rete. Vogliamo la libertà ma non sappiamo cos’è, cerchiamo la bellezza ma non sappiamo vederla.
Siamo… un critico tragediografo che fa un riassunto delle prime due opere del Ciclo Tebano, ovvero delle vicende drammatiche di Edipo e della sua famiglia, in chiave contemporanea. Dopo una breve introduzione fisica comincia la terza tragedia, dedicata ad Antigone: tutti i personaggi dell’opera sono chiamati a raccontare la propria esperienza.
Polinice ed Eteocle spiegano ciascuno le proprie ragioni, i pensieri che li hanno spinti a intraprendere una guerra fratricida;
Antigone e Ismene si scontrano su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: Antigone è pronta a dare la vita pur di regalare una degna sepoltura al fratello, Ismene ritiene che la loro famiglia abbia già sofferto abbastanza;
Il Coro, senza tempo, che da sempre conosce la potenza e la limitatezza dell’uomo di ieri e di oggi, vede e commenta, ma altro non può;
il soldato messaggero è combattuto sul da farsi, e alla fine seguirà l’imperativo del dovere;
Tiresia, il cieco indovino fino ad allora tenuto in gran considerazione, predice le disgrazie del regno, ma non viene ascoltato;
Emone cerca inutilmente di convincere il padre Creonte che i cittadini approvano Antigone, e lo invita, in quanto Re, a tener conto dei sentimenti e della volontà della maggioranza. Il Re resta inflessibile e la tragedia compie il suo corso.

Azione scenica daAntigone di Sofocle
ideata e diretta daMauro Mou
collaborazione alla messa in scenaLara Farci e Francesca Pani
percussioni Giorgio Del Rio
luci Giovanni Schirru
con cuori di panna smontata: Anna Vittoria Cortese, Maria Fercia, Inza Fofana, Gaia Meloni, Maria Mou, Margherita Renoldi, Arturo Sanna, Alessandra Solinas
foto diGuglielmo Cherchi

Festival dei Tacchi

XXV Edizione